C’è grandissima attesa per il completo delle prossime Olimpiadi di Los Angeles 2028. E ancora di più per quello che Alec Lochore riuscirà a inventarsi per trasformare una pista di galoppo – quella di Santa Anita per l’appunto – in una parte rilevante del percorso di cross del completo.
Dopo un paio di ‘traslochi in itinere’, ovvero di cambio di location fin dall’indomani della candidatura californiana, il completo è approdato nel celebre ippodromo di Arcadia, con tanto di assegnazione della mansione delle mansioni: Alec Lochore come course designer.
E da lì in avanti è stato tutto un gioco di immaginazione… I lavori per la realizzazione del percorso, interessando in larga misura le piste dell’ippodromo che è in attività, non sono di fatto ancora entrati nel vivo e forse proprio questo sta facendo crescere le aspettative.
Per molti aficionados del completo, il Santa Anita Park presenta immediatamente un quesito: c’è abbastanza spazio?
In merito, sulla stampa specializzata statunitense è apparsa una intervista proprio con Lochore che mai avrebbe immaginato di trovarsi oggi a rivestire un tale ruolo.
Dopo diversi sopraluoghi, Lochore si è fatto l’idea che il luogo sia più grande di quanto possa sembrare.
«Ogni volta che vado al Santa Anita ho la sensazione che sia una location piuttosto ‘abbondante’. Quando si surfa con Google Hearth non si ha la percezione esatta degli spazi… Solo la tribuna principale è lunga circa 350 metri. Il percorso di cross country delle Olimpiadi di Tokyo è stato realizzato su un’area di bonifica molto ridotta. Anche il Greenwich Park di Londra non era una sede così vasta, eppure ha comunque accolto circa 50mila spettatori nel giorno dedicato al cross country».
In pratica, secondo il course designer, lo spazio per una accoglienza olimpica non sarebbe quindi in discussione.
Ma per quanto riguarda l’evoluzione del percorso? Un ippodromo è molto diverso dagli abituali terreni per un cross country…
«Santa Anita è innegabilmente diversa dai tradizionali terreni come quelli del Kentucky, Badminton o Burghley. Tuttavia è da tempo che il formato olimpico chiede al completo di essere flessibile. Alcune recenti edizioni dei Giochi offrono confronti che lo testimoniano. A Santa Anita, il percorso utilizzerà circa tre quarti della pista in erba, consentendo ai cavalli di galoppare sul terreno che un tempo ha visto correre leggende dell’ippica. E tuttavia, contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, c’è un dislivello di 11 metri dal punto più alto del percorso al traguardo. La topografia è più varia di quanto la gente si aspetti».
























